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19-04-2009 16:15 | Pubblicato in : , Approfondimenti


L'editoria italiana e i mille finanziamenti scandalo per i giornali di partiti e diocesi

 

 

di Roberta Lemma

 

Ci sono meccanismi sconosciuti ai più; meccanismi che interessano solo gli addetti ai lavori.
Questa stretta cerchia tuttavia ha negli anni fatto di questo meccanismo un vero affare, un altro affare legato alla sfrenata attività della nostra comunità d'affari; lo Stato italiano. Li chiamano giornali piccoli e lo sono in tutti i sensi: sia nella foliazione, non superano le 4 pagine, sia perché davvero piccoli; insignificanti, i meno letti, quelli che nessuno acquista! Giornali che hanno una redazione se c'è, ridotta ai minimi termini, forse una scrivania e un telefono forse...

Ma davvero non interessa al contribuente italiano sapere di questi giornalini? Questi giornali battono cassa come e quanto la Repubblica e il Messaggero!
Ogni hanno se ne vanno in fumo milioni di euro, (si stimano di 580 milioni di contributi per l'editoria nel 2008). Soldi pubblici destinati soprattutto agli organi di partito visto che non si accontentano dei giornali, quelli blasonati, tutti già piegati a servire i desideri ora di quelli ora di altri, a questi occorre aggiungere i giornali di proprietà partitica e religiosa.
Una editoria che manca di professionalità in quanto le redazioni sono super controllate e monitorate e censurate e debbono sottostare, molto volentieri, ai voleri dei padroni.
Apparentemente incassare il contributo è facile: prima bastava dichiarare la tiratura, presentare un bilancio e poi aspettare la liquidazione della fattura. E le vendite? Non erano indispensabili.
Oggi c'è stata qualche riforma ma ufficialmente basta conoscere la gente giusta per vedersi accreditato il finanziamento. Soldi pubblici spesi per finanziare giornali virtuali e non perché scrivevano e scrivono sul web ma perché inesistenti, finti: senza una redazione o uno straccio di giornalista contribuito, una copia venduta, nulla!

L'elenco è imbarazzante: giornali di partito, testate legate a movimenti politici, cooperative (vere e presunte) di giornalisti, quotidiani editi da società controllate da fondazioni o enti morali.
C'è chi si accontenta di 6.320 euro di contributo all'anno, come L'amore vince, edito dalla Fondazione di Culto e Religione Piccolo Rifugio, chi incassa 6,3 milioni di euro, come l'Avvenire, quotidiano della Cei.
Ci sono Motocross (517 mila euro) e Sportsman-Cavalli & Corse (2,5 milioni), Chitarre (296 mila euro) e Ti saluto fratello (44.960 euro), Rassegna sindacale (517 mila euro), Civiltà cattolica (66.700 euro),
L'aurora della Lomellina della diocesi di Vigevano (45.197 euro).

Ora arrivano querce e sequoie, i pesi massimi del contributo di Stato: gli organi di reali o immaginari partiti e movimenti politici.

La Discussione? Difficile da trovare in edicola, ma nei decreti di stanziamento è sempre presente: 15,148 milioni di euro in 7 anni.

Linea, un mistero editoriale da quasi 16 milioni di euro, si presenta come organo del Msi-Fiamma Tricolore ma perfino la paternità è duramente contestata.

Il Campanile, non fa din don ma bingo: nelle solide mani dei figli di Clemente Mastella, Pellegrino ed Elio, ha incassato già quasi 6 milioni di euro.

L'Opinione delle Libertà, ha messo in cassaforte 13.542.856 euro.

E che dire della diaspora editoriale socialista? L'Avanti! ha macinato quasi 15 milioni di euro. L'Avanti! della domenica, ovviamente settimanale, dal 2000 al 2003 ha messo in banca 2.360.545 euro.
Il Socialista Lab, quotidiano della cui esistenza in pochi si sono accorti, in tre anni di euro ne ha ottenuti 758 mila.

La Gazzetta politica, settimanale, dal 2002 al 2005 ha superato 1,6 milioni di euro.

E che dire degli alfieri del mercantilismo? La Voce repubblicana, ectoplasma da edicola, tra aperture e chiusure ha presentato un conto da 2,263 milioni di euro.

Liberal ha un etichetta politica lontana dal Leviatano dello Stato, ma vicina alla cassa di Palazzo Chigi: dal 2003 al 2006 ha incassato oltre 3 milioni di euro. Chissà oggi!

Persino il feroce Tonino Di Pietro accetta di partecipare alla spartizione del finanziamento pubblico: per Orizzonti Nuovi, 62 mila euro nel solo 2005, l'anno dopo ha preferito i 2,036 milioni di euro per il quartino di Italia dei valori, in cui casualmente è stata assunta la figlia Anna come praticante.

Poi il gigante Libero, l'Unità, il Manifesto ( cooperativa di giornalisti con un attivo di circa 30 milioni in 7 anni di contributi ) che oggi minacciano la chiusura! In 7 anni per loro circa 40 milioni.

L'Europa rimasuglio di testata del PD ha messo in tasca, in soli 4 anni, qualcosa come 14 milioni di euro, quanti di voi l'hanno mai letto?

Il Foglio di Ferrara ha incassato finora oltre 25 milioni di euro.

Liberazione (25,5 milioni),

Rinascita (11 milioni) e La Rinascita della sinistra (6 milioni).

Anche Notizie Verdi, ex Sole che ride (9 milioni)

Radio Radicale: 30 milioni di euro per la radio dei pannelliani che, evidentemente, quando si tratta di arraffare i soldi degli italiani non fanno scioperi della fame!

Roma ladrona?
Non quando si tratta di sbancare i contribuenti: il quotidiano leghista La Padania infatti si è assicurato 28 milioni in sette anni, circa 4 milioni ogni 12 mesi.

E dal Nord al Mezzogiorno il refrain è sempre lo stesso. Il meridionalissimo Movimento Europa Mediterraneo porta a casa soldi per Il Denaro: quasi 14 milioni di euro.
Quanto a Magna Grecia Sud Europa, che con la cooperativa Balena Bianca, made in Avellino, pubblica la rarissima Democrazia cristiana (un milione), non resta certo indietro rispetto ai duri e puri del profondo Nord.

Le Peuple valdotain, settimanale di Aosta, in sei anni ha battuto cassa per un milione e mezzo; e il mensile Zukunft in Südtirol, edito dalla Svp, veleggia ormai oltre quota 5 milioni.

Ma quante sono le diocesi italiane? Quante le case generalizie, le fondazioni, le pie società che editano, stampano, sopravvivono grazie ai contributi pubblici? Fuori dalla giungla comincia una sterminata prateria di carta. Una prateria dove astuti cavallerizzi si riempiono le tasche e saccheggiano gli italiani che si danno fuoco davanti al Campidoglio perché hanno perso il lavoro o si suicido all'albero del loro giardino per lo stesso motivo.


 


   

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