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13-03-2009 08:53 | Pubblicato in : , Editoriali


L'Italia diserterà la Conferenza ONU contro il razzismoL'Italia diserterà la Conferenza ONU contro il razzismo
Si terrà, a fine aprile, una Conferenza Onu che ha lo scopo di valutare i progressi fatti negli ultimi anni in materia di razzismo. Dopo l'annunciata defezione di Israele e Stati Uniti, l'Italia ha annunciato che non parteciperà usando come scusa certe "frasi antisemite" che, però, nel testo non compaiono.
Non sarà che il governo del Belpaese non vuole rendere conto dei suoi atteggiamenti xenofobi?

 

di Francesco Saddi

 

La conferenza contro il razzismo che si terrà a Ginevra dal 20 al 24 aprile ha già scatenato un putiferio internazionale passato da noi, neanche a dirlo, sottotono. È già stata preannunciata, infatti, la diserzione di Stati Uniti, Canada, Israele e Italia a causa di quelle frasi che il ministro Frattini ha bollato come "aggressive e antisemite", che emergerebbero dalla bozza del testo finale della conferenza stessa.
È bello vedere tanta audacia nell'uomo che rimase alle Maldive mentre imperversava la crisi in Georgia.
Il  contenuto è stato svelato per primo dal sito del quotidiano Haaretz, secondo cui la conferenza non sarebbe nient'altro che un espediente per condannare la politica israeliana nei territori palestinesi considerata "una violazione dei diritti umani internazionali, un crimine contro l'umanità e una forma contemporanea di apartheid". Certo, questo può in qualche modo giustificare la posizione di Israele, ma non quella delle altre nazioni.
Il meeting Onu, chiamato Durban Review Conference, in onore della sede che per prima ospitò questo incontro, si prepone lo scopo di "valutare i progressi fatti nei confronti degli obiettivi fissati nella conferenza mondiale contro il razzismo, le discriminazioni razziali, la xenofobia ed i fenomeni di intolleranza correlati tenutasi a Durban, in Sud Africa, nel 2001". Suona perlomeno strano che una conferenza, che vuole indagare sulle discriminazioni razziali, rilasci un documento contenente espressioni antisemite. Strano ma non impossibile, sia chiaro; a questo punto l'indagine è d'obbligo.
Cercando sul sito delle Nazioni Unite dedicato all'assemblea, ci si trova di fronte, come ovvio che sia, ad una lunga serie di documenti compreso quello incriminato.
Ebbene, non è emerso nulla di antisemita, anzi diversi articoli citano l'antisemitismo come una fonte ancora molto diffusa di discriminazione da condannare.
Il testo è un composto di espressioni di buon senso che dovrebbe essere preso sul serio da ogni nazione. Vi si parla di violazione dei diritti umani, di xenofobia, di violenza mentale e fisica, di strumentalizzazioni politiche del razzismo, del rifiuto di ogni ideologia che si basi sulla superiorità di una razza e l'elenco potrebbe proseguire a lungo.
La critica alla politica di Israele c'è, questo sì. Il testo dedica un paragrafo intero alle vicende di Gaza, giudicando la Palestina come una terra occupata da stranieri, tagliata da un muro di segregazione, abitata da persone prive di dimora e in cui manca rispetto dei più basilari diritti umani. Una critica forte e aspra, certo, che può dare fastidio ma non può essere tacciata di antisemitismo, perché se questa diventa la replica standard da affibbiare a chiunque si permetta di giudicare la politica estera di Israele allora ogni discussione sarà troncata in principio.
Il ministro Frattini aveva rilasciato le già citate dichiarazioni proprio in seguito ad un colloquio con la collega israeliana Tzipi Livni a margine del Consiglio Esteri Nato a Bruxelles dicendo, inoltre, di aver "parlato personalmente con l'Olanda, la Danimarca e la Francia" e che anche questi avrebbero sollevato "grandi dubbi" sul contenuto della bozza e sulla loro partecipazione.
La Francia, però, ha sbugiardato Frattini e, per parola del ministro degli esteri Chevallier, ha ribadito quanto sia "importante essere all'interno del processo di cooperazione di Durban per permettere che le tensioni non degenerino e non prendano il posto della lotta in difesa per i diritti umani". Qual è la verità, dunque?
La verità - diceva Lenny Bruce - è ciò che è, non ciò che dovrebbe essere. Ciò che emerge dalla lettura del testo infamato delinea un profilo ben poco lusinghiero per l'Italia, che nulla ha a che vedere con Israele e l'antisemitismo.
Diversi punti, per esempio, chiamano in causa quegli Stati in cui atteggiamenti xenofobi e discriminazioni razziali vengono fatti passare come crimini comuni, in cui le persone subiscono trattamenti diversi in base alla loro provenienza, in cui gli stranieri vengono discriminati di fronte alla legge subendo pene più severe, in cui l'accesso all'istruzione non è uguale per tutti, in cui gli immigrati vengono additati con falsi stereotipi al fine di renderli sgradevoli per l'opinione pubblica.
Non ne siamo sicuri, ma forse il governo si è sentito chiamato in causa dai numerosi articoli che ha dimostrato di non rispettare e per questo ritiene sia giusto scansare l'evidente imbarazzo, usando l'antisemitismo come pretesto.
Del tutto pretestuoso ci appare, infatti, il privare l'Italia di una rappresentanza in una Conferenza internazionale che ha come obiettivo quello di sconfiggere una piaga - il razzismo - che tormenta la convivenza civile e limita pesantemente il pieno sviluppo umano garantito, peraltro dalla nostra Costituzione. Evidentemente ciò non è nell'interesse di chi ci governa , ma è invece tra le nostre priorità il raggiungimento di una società civile e pacifica, priva di discriminazioni e ingiustizie. Impossibile forse, ma da qualche parte bisogna pur cominciare e questa conferenza può essere l'inizio che cerchiamo.
L'Italia si pone, ancora una volta, volontariamente ai margini dell'idea stessa di Europa, cioè di quello spirito umanitario e solidale che sta alla base delle 12 stelle e rischia di perdere, tanto per cambiare, l'ennesima buona occasione.
 


   

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