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Testamento biologico, la grande beffa

La commissione sanità del Senato ha scelto il disegno di legge di Calabrò come base per giungere alla tanto attesa legge sul testamento biologico. Una scelta che vede la grave complicità del Pd

 

di Sabrina Martinelli

 

È di dominio pubblico come la commissione sanità del Senato abbia scelto il disegno di legge di Calabrò come base per giungere alla tanto attesa legge sul testamento biologico. Una scelta che vede la grave complicità del Pd, prima nella persona di coloro che si dichiararono pronti a votare il frettoloso disegno di legge ad hoc per intervenire ignominiosamente nel caso Englaro, poi nelle posizioni e dichiarazioni della Binetti, di Enrico Letta e di Rutelli (per nominarne solo alcuni), fino ai tre voti di astensione, tra cui quello di Dorina Bianchi, capogruppo Pd, quando si è trattato di votare il ddl in sede di commissione.
Diciamolo subito, il testamento biologico che risulterebbe dal progetto Calabrò è indegno e anticostituzionale. Un obbrobrio, pienamente nell'ottica di uno stato totalitario che voglia letteralmente far propri i corpi dei cittadini.
È da tanto che in Italia si parla di testamento biologico e che si auspica una legiferazione in materia, ma, se il risultato dev'essere questo, molto meglio il vuoto del presente. E' vero, oggi chi è in stato di incoscienza non può decidere, correndo il rischio, senza nessuno che si batta coraggiosamente per lui, come ha fatto Beppino Englaro per sua figlia, di condurre per anni e anni una vita artificiale perché artificialmente tenuto in vita da alimentazione e idratazione forzate; così come è vero che il medico, in situazioni di emergenza, è lasciato solo nel dover prendere decisioni capitali; ma, perlomeno, chi è lucido oggi può ancora opporre il proprio rifiuto alle terapie, come riconosciuto dalla Costituzione. Se passasse, questo disegno di legge peggiorerebbe, e di molto, la situazione.
Ma vediamo perché, analizzandone in ordine sparso il testo.

Il primo punto, che fa apparire tutta la faccenda una grande beffa, è che le dichiarazioni anticipate di volontà non sarebbero vincolanti per il medico. Si dice che il medico dovrebbe tenerle ben presenti, ma poi sarebbe lui a decidere in base alla propria esperienza e, aggiungo io, alle proprie opinioni, poiché è un uomo. Il medico deterrebbe nelle proprie mani un potere sulla persona e una responsabilità ben maggiori dell'attuale. Questo comporterebbe, anche se il ddl vieta l'accanimento terapeutico, la non rinuncia del sanitario a qualsiasi mezzo per tenere in vita il paziente, se non altro per paura di essere additato quale assassino. Il ddl sottolineando, infatti, in diversi punti il divieto di ogni forma di eutanasia e insistendo nel rifiutare ripetutamente anche quella passiva o omissiva nonché l'abbandono terapeutico, dà un'indicazione ineludibile al personale sanitario. La figura stessa di un fiduciario, cui affidare il compito di far rispettare le proprie dichiarazioni, è svalutata; infatti, se la persona si trovasse in stato di incoscienza, e il parere del medico e del fiduciario non convergessero (si noti bene che nessuno dei due è tenuto a rispettare le volontà dell'interessato), sarà ancora la magistratura a dover dirimere la questione.
Quindi mi chiedo: a che vale un testamento che non sia vincolante? L'urgenza, avvertita dalla società, intorno al testamento biologico non verte proprio sull'attesa di poter essere padroni di sé, anche nel momento ipotetico in cui non possiamo più far valere con i fatti questo diritto?

Il secondo punto, che rende volutamente ostico al cittadino redigere la dichiarazione anticipata di trattamento, è la burocratizzazione dell'intera faccenda, per cui il testamento biologico andrebbe redatto da un notaio, a titolo gratuito, previa informazione medica e alla presenza di un medico, per poi essere rinnovato ogni tre anni, pena la perdita di validità. È lecito domandarsi: perché un cittadino dovrebbe affrontare una certamente lunga lista di attesa per accedere ad un iter burocratico così complicato, quando l'atto che ne risulterebbe non sarebbe neppure vincolante?
Ma andiamo oltre.

Al terzo punto troviamo il comma 6 dell'articolo 5  che recita: "alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento." Questo significa che mai più nessuno potrà richiederne e ottenerne la sospensione, neppure se lucido e cosciente e nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali. Questo comma, oltre l'aberrazione che costituisce nei confronti del diritto all'autodeterminazione e la sua anticostituzionalità al cospetto dell'articolo 32 che garantisce il diritto al rifiuto delle cure, dice il falso. L'alimentazione forzata nel caso dei malati terminali non contribuisce ad alleviare le sofferenze, ma, sostenendo il corpo e permettendogli di vivere qualche misero giorno in più, ne protrae le terribili sofferenze.
Con mio grande stupore, persino Buttiglione ha dichiarato di voler presentare un emendamento che  dia maggiore spazio alle cure palliative anche se rischiano di abbreviare la durata della vita! E il fatto parla da solo...

Quarto punto. Poiché "il medico non può prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente o comunque in contrasto con le norme giuridiche o la deontologia medica" (comma 2, articolo 8), se ne deduce come, non solo il parere di chi è in stato di incoscienza non sia vincolante per il medico, ma anche che, perfettamente lucidi, non si potranno più rifiutare trattamenti atti a salvare la vita. Un fatto di cronaca di non molto tempo fa ci ha detto come una donna sia morta per aver rifiutato l'amputazione di un arto in cancrena, scegliendo in base al proprio diritto e alle proprie opinioni sul valore della vita. Con questo disegno di legge non sarebbe più possibile farlo. L'unica libertà che ci rimarrebbe sarebbe quella di rifiutare di prendere gli antibiotici, anche se prescritti dal medico.
Quando Dorina Bianchi, che ha purtroppo sostituito Ignazio Marino in qualità di capogruppo Pd in commissione sanità, dice che il sondino non basta a salvare dalla morte e che il clamore nasce intorno ad un falso problema perché sono le cure aggiunte al sondino che permettono il protrarsi della vita artificiale, dice probabilmente il vero. E' un parere che ho sentito da molti medici. Il problema, che la Bianchi sembra non vedere, è che in gioco c'è molto di più. Certo il ddl rifiuta l'accanimento, ma permetterebbe forse di non curare un'infezione che porterebbe alla morte? No, un'interpretazione letterale non lo autorizzerebbe.
Mi sembra, inoltre, importante ricordare come Ignazio Marino, dopo aver presentato un proprio disegno di legge sull'argomento, poi non approvato per fine della legislatura, abbia il 29 aprile 2008 presentato un altro ddl sul testamento biologico, firmato da 101senatori. Un testo ben diverso da quello che rischiamo di vedere approvare oggi, nei contenuti e, lasciatemelo dire, nella redazione priva di sciattezze. In questi giorni Marino ha espresso il suo disappunto per il fatto che siano stati dichiarati improponibili dal Pdl una serie di emendamenti che riguardano le cure palliative e le terapie del dolore, a quanto pare accampando la scusa della mancanza di risorse!

E arriviamo al quinto punto, al capolavoro di questo ddl, il comma 4 dell'articolo 1, che recita: "la Repubblica riconosce il diritto alla vita inviolabile ed indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell'esistenza e nell'ipotesi in cui il titolare non sia più in grado di intendere e di volere."
Qui assistiamo al deliberato rovesciamento di concetti costituzionali. Là dove la Costituzione riconosce diritti inalienabili all'uomo, primo tra tutti ovviamente la vita, lo fa in tutt'altro senso, nel riconoscimento all'individuo di essere portatore di un bene, la vita, che è suo e contro cui nessuno può intervenire con la propria volontà di sottrargliela o di limitarne le manifestazioni.
Ecco allora che il testo di Calabrò si rivela duplicemente anticostituzionale, in quanto entra in collissione con l'articolo che riconosce ai cittadini la libertà di rifiutare la cura e in quanto stravolge, subdolamente, e reinterpreta ad hoc concetti che hanno tutt'altra valenza.
E qui occorre denunciare, come in questi giorni capita spesso, come le opinioni religiose, private e particolari, di chi a questo ddl ha lavorato, lo permeino di sé. Lo Stato sta pericolosamente svendendo se stesso all'ideologia religiosa che non può, non deve, parlare a nome di uno stato laico e sovrano. La domanda è, perchè lo fa?
I sondaggi hanno rivelato come la stragrande maggioranza degli italiani (cattolici compresi quindi) voglia essere libera di decidere per se stessa su questi delicati temi. Eppure il governo senza paura di perdere voti va avanti in questa sua crociata a fianco della chiesa cattolica. Forse la risposta è semplice, i veri nemici da battere sono i laici (laicisti ad oltranza o cattolici che siano) perché sono coloro che più difficilmente si lasciano domare da prediche e discorsi di comodo.
La laicità diventa un pericolo per chi vuole estendere il proprio potere, covando, magari in segreto, nostalgiche fantasie di regimi totalitari. Inoltre, la sinistra è divisa e sembra aver perso la propria identità, vacilla anch'essa. In questo clima si fanno più forti quei partiti che invocano il consenso popolare sulla base della paura, attuando pacchetti sicurezza, indegni di uno Stato di diritto. Si ciancia di perdita dei valori semplicemente perché ci si sente deboli nelle proprie posizioni e si stenta a ritrovare un'identità o a fini strumentali. I partiti si adeguano, andando a cercare questi valori dove li trovano, o credono di trovarli, già preconfezionati, cioè nelle religioni. Nella chiesa, però, si articola da sempre molta volontà di potenza e ben poco amore, come ci dimostra tutta la sua storia.
C'è, invece, in questo momento la seria possibilità di una lotta trasversale, una lotta di laici per garantire a noi tutti non solo libertà di espressione, ma, cosa ancor più importante (e qui cito un amico) "l'espressione della nostra libertà". Perché "laicità significa che nessuna convinzione religiosa o morale viene imposta per legge da un gruppo di persone, per quanto ampio, alla totalità dei cittadini", come hanno ben scritto Veronesi e gli altri firmatari di una lettera aperta pubblicata su Micromega.

Noi Radicali di Sinistra vogliamo un testamento biologico, ma un testamento che sia tale non solo in teoria, che riconosca davvero la pluralità all'interno della società, lasciando libero ogni individuo di scegliere veramente per se stesso, dando voce a quell'anelito di autodeterminazione sollevatosi in questi giorni da più parti, da destra e da sinistra, tra credenti e non credenti. In un solo modo non c'è rischio di sbagliare, lasciando ognuno libero di godere realmente di quell'inviolabilità e indisponibilità della vita alla violenza altrui, restituendogli il diritto di scegliere e agire in base alle proprie credenze. In una società laica non può esserci un solo modo di vivere (e morire), ma modi infiniti, perché nessuno può dire ciò che è meglio per gli altri e dovrebbe essere ben saldo il principio per cui scelte diverse, se suscettibili di convivere le une accanto alle altre, sono un diritto per tutti.
 

 
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