L'eredità di Eluana Englaro
Eluana ha travalicato se stessa, è diventata un
simbolo, abbiamo cominciato a parlare di lei per poi perdere progressivamente il
senso della sua umanità, del suo esserci immobilizzata in un letto da
17 anni, e farne, ognuno in maniera diversa, il simbolo di una
battaglia.
di Sabrina Martinelli
Eccoci ancora a parlare di Eluana Englaro anche nel momento in cui, più
che mai, sarebbe giusto restare in silenzio. Eppure, non se ne può non
parlare perché ormai Eluana ha travalicato se stessa, è diventata un
simbolo, e non di una sola cosa.
Questo forse è l'aspetto più triste e ripugnante della vicenda perché
abbiamo cominciato a parlare di lei per poi perdere progressivamente il
senso della sua umanità, del suo esserci immobilizzata in un letto da
17 anni, e farne, ognuno in maniera diversa, il simbolo di una
battaglia.
È un errore che forse ci accomuna tutti, ma è indubbio che
per alcuni è stato un errore in buonafede, perché convinti nel portare
avanti certi valori, come la laicità e il diritto all'autoaffermazione
dell'individuo, si sono lasciati prendere la mano dalla posta in gioco,
mentre per altri Eluana è stata ed è soltanto una cartina tornasole, da
usare per far tornare i conti. E questo è disumano. Non mi riferisco al
popolo cattolico, quello totalmente asservito alla Chiesa, quello che
per principio ha deposto il diritto alla propria coscienza, quello che
ha manifestato di fronte alla clinica di Udine, gridando assassino al
padre di Eluana; non mi riferisco a loro non perché li si possa
scusare, ma perché alla base del loro agire c'è ignoranza, nel suo
duplice senso, quello colloquiale e quello di persona che ignora. E
l'ignoranza è così vergognosamente, banalmente umana; per dirla con
Hannah Arendt questi cattolici non sono che la banalità del male
eppure, proprio per questo, pericolosi come Eichmann che gioca con i
trenini. Mi riferisco, invece, soprattutto, alla Chiesa (non è un nome
proprio e non uso la maiuscola) e al presidente del Consiglio (non è un
nome proprio, ma ho rispetto per le cariche dello Stato, pur non
avendone per chi riveste questa al presente) Silvio Berlusconi, senza
escludere ovviamente il suo entourage.
La Chiesa, per prima ha strumentalizzato questa storia al fine di
estendere e consolidare il proprio potere ombra sullo Stato italiano,
uno stato sovrano e, fino a prova contraria (ma forse questa c'è già
stata), laico. Lo ha fatto freddamente, spietatamente. La risposta che
Beppino Englaro le ha dato quando ha detto"quello che dice la Chiesa,
però, non riguarda noi che non professiamo questa confessione
all'interno di uno Stato laico nel quale convivono anche i cattolici"
avrebbe dovuto chiudere la contesa perché sono parole chiare e
definitive e, nella loro semplicità, contengono un mondo, tutto il
mondo laico (fatto di atei, agnostici, ma anche di credenti che sanno
che un credo religioso non dovrebbe entrare in Parlamento) che afferma
la propria esistenza contro la propria invisibilità in questi tempi
bui e pretende di trovare nel Governo il garante dei propri
diritti/doveri. Ma i vertici della gerarchia ecclesiastica non recedono
di fronte a nulla, monsignor Poletto annuncia messa per Eluana, ma
qualcuno li ha autorizzati? Perché questa cupidigia di appropriarsi
degli altri, anche contro la loro volontà? Il tutto in una continua
negazione della possibilità dell'individuo ad autodeterminarsi, in una
visione in cui Eluana diventa una martire, morta per volere di altri
(senza accettare che anche Eluana potesse pensarla così) e martire lo è
stata davvero, ma in un senso diverso da quello usato dalla Chiesa,
martire perché deprivata dei diritti per 17 anni. Il fatto è che la
Chiesa ci tiene a conservare il potere di vita e di morte sulle persone
perché ne sente la distanza, lo sappiamo le vocazioni sono in calo e le
chiese spesso vuote, aldilà del far battesimi e comunioni per
tradizione, quanti italiani possono dirsi oggi realmente cattolici? Con
il diffondersi della cultura, quindi della conoscenza, decresce la
fede, significherà qualcosa?
"Ciò che non è conforme a ragione è brutto" diceva Filone Alessandrino e, a distanza di secoli, io sono con lui.
Berlusconi, rimasto inizialmente sullo sfondo, quasi a non volersi
pronunciare, quando ha capito che rischiava di perdere voti cattolici e
che il caso Englaro poteva servirgli da grimaldello per scardinare i
legacci dello stato di diritto ha pensato bene di abbracciare la causa
della vita ad oltranza. A questo punto, mentre da una parte si
consumava una tragedia, dall'altra continuava e si ampliava la farsa
della scelta di coscienza che costringeva il presidente del Consiglio a
fare di tutto per salvare una vita! Ed ecco il decreto legge,
presentato anche dopo l'indicazione a non farlo da parte del Presidente
della Repubblica; la reazione stizzita, dopo il tentativo andato a
vuoto di forzare la mano a Napolitano, davanti all'evidenza di un
potere fortunatamente dotato di limiti; le esternazioni sulla
possibilità di appellarsi ai cittadini per cambiare la Costituzione,
così da concentrare nelle proprie mani un potere ben maggiore, quello
di governare per decreti, tutti urgenti e decisi da lui, che verrebbero
soltanto in un secondo momento ratificati da un Parlamento, a questo
punto, mero strumento a lui asservito. Infine, l'arroganza di non
rinunciare e riproporre il decreto legge come disegno di legge, da
votare in tempi record per fermare l'esecuzione di Eluana.
Al Presidente però i conti non sono tornati perché proprio Eluana, come in
fondo era giusto che fosse, l'ha gabbato, morendo prima di quanto tutti
si aspettassero. Troppo presto come subito hanno insinuato nella
speranza di poter continuare la loro opera di sciacallaggio, bloccata
dal referto dell'autopsia.
E' così che scrivendo di una storia drammatica e, comunque, privata, ci
si ritrova a ragionare su come si sia di fatto ormai passati da uno
stato di diritto ad uno stato etico e su come un governo che pretenda
di dire ciò che è giusto e sbagliato, rifacendosi ad un'etica assoluta
ed astratta, sia un governo fondamentalista, talebano per usare un
termine che rende l'idea, che, peraltro, si svende ad una potenza
straniera, il Vaticano.
L'Italia che si è schierata con Eluana, come dicevamo, lo ha fatto
inizialmente per lei e solo per lei, con empatia, figurandosi in quelle
stesse condizioni, per ritrovarsi sempre più coinvolta in una lotta ad
ampio raggio. Eluana è diventata simbolo della lotta per la laicità,
per lo stato di diritto, per la difesa della separazione dei poteri,
per la salvaguardia della Costituzione e l'elenco potrebbe continuare.
Perché oggi in Italia è in corso una battaglia per una visione laica
della vita e dello stato, una battaglia per l'autodeterminazione
dell'individuo, contro chi vorrebbe che la morale cattolica informasse
di sé gli atti del governo e divenisse fermo punto di riferimento per
ogni questione etica. Non più stato confessionale ufficialmente, ma,
ancor più subdolamente, di fatto. Un matrimonio tra politica e Chiesa
privo di sacramenti e già consumato, un pax di quelli che di solito
sono oggetto di furore clericale.
Ma non finisce qui.
E' appena iniziata un'altra grande battaglia, quella per lo stato di
diritto, contro la riduzione del potere giudiziario a quello politico,
per la difesa del ruolo del Presidente della Repubblica di garante
della Costituzione, per la salvaguardia del delicato lavoro delle
Camere affinché non siano ridotte a mero strumento di legittimazione
del volere del Presidente del Consiglio. In una parola una battaglia
per la sopravvivenza della democrazia e di quel senso dello Stato di
cui in questi giorni, tra le cariche istituzionali, hanno dato prova
soltanto Napolitano e il Presidente della Camera Gianfranco Fini.
Il disegno è visibile: la destra populista di Berlusconi cerca
l'appoggio della Chiesa e lo trova in un mutuo scambio di favori
intorno al corpo di Eluana Englaro, un bello scenario alla Pinochet,
con buona pace d'entrambi.
Noi radicali di sinistra siamo consci di quanto il momento politico sia
precario e sentiamo con un senso di necessità di essere chiamati alla
difesa del patrimonio laico e democratico del nostro Paese.
Abbiamo alle spalle il Risorgimento; abbiamo una tradizione che ha
ridotto lo Stato Pontificio a quattro palazzi e, più tardi,
defenestrato Mussolini. Possiamo farcela anche oggi, possiamo far
valere le nostre ragioni. Del resto, ormai si gioca a carte scoperte.
Non è più l'ora dei compromessi, delle negoziazioni, dei favori, ora
più che mai serve un'opposizione forte e intransigente e
irriducibilmente laica, soprattutto adesso che nessuno è intenzionato a
farla. La battaglia è su più fronti e su più fronti occorre
combatterla. Noi radicali di sinistra diciamo no al tentativo di un
piccolo uomo di svendere la nostra Costituzione e diciamo no al nuovo
sodalizio tra Chiesa e governo, là dove, al contrario, occorrerebbe una
radicale ridefinizione dei Patti lateranensi.
Benedetto XVI, quando fece visita al Quirinale al Presidente Ciampi,
fece una distinzione tra una laicità buona ed una che non lo sarebbe,
se questo è vero, quella che vediamo ora all'opera di certo non è
quella buona.
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