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Medici o questurini?
Dietro il Pacchetto sicurezza si nasconde il tentativo di far fare all'Italia un notevole passo indietro in tema di diritti e di dar voce a quel razzismo strisciante che entra anche in ospedale
di Sabrina Martinelli
Oggi, 5 febbraio, il governo è riuscito ad ottenere l'approvazione da parte del Senato del "pacchetto sicurezza" ed è un evento veramente inquietante. Trincerandosi dietro l'appello alla sicurezza, espressione cui i cittadini sono da sempre sensibili, si nasconde il tentativo di far fare all'Italia un notevole passo indietro in tema di diritti e di dar voce a quel razzismo strisciante che, purtroppo, sta iniziando a far capolino anche in un paese che fino ad oggi poteva vantare una lunga tradizione di accoglienza e solidarietà. E questa non è retorica.
Infatti, è ben difficile spiegarsi altrimenti alcuni punti fortemente voluti dalla Lega che, oltre ad essere un attacco nei confronti di diritti sanciti dalla Costituzione, sono chiaramente destinati a
generare conseguenze dannose per tutti (anche per i cittadini italiani).
Ci riferiamo in particolare all'abrogazione, cui il Senato ha detto si, del comma 5 dell'articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo unico sull'immigrazione).
Il comma 5 garantisce " L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui
sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano." Ciò vuol dire che, fino ad oggi, un immigrato clandestino poteva rivolgersi alle strutture sanitarie presenti sul territorio senza paura, certo di ottenere assistenza, senza il rischio di andare incontro a problemi con le autorità.
La cancellazione di tale comma comporta la possibilità di segnalazione da parte del medico dell'eventuale stato di irregolarità del paziente così da renderne possibile l'espulsione se clandestino,
possibilità che presto diventerà nel migliore dei casi un caldo invito, se non un obbligo. Infatti, l'ormai famigerato ministro Sacconi (titolo che si è già ben meritato per le sue esternazioni sul caso Englaro) ha già puntualizzato: "il medico curante deve segnalare se il paziente è un irregolare. Se è clandestino deve essere segnalato per la sua situazione di clandestinità ed espulso".
Si apre a questo punto uno scenario terribile e pregno di conseguenze per tutti. Gli immigrati irregolari entreranno in un doppio stato di clandestinità, costretti di fatto anche ad una "clandestinità
sanitaria" che li porterà a cercare aiuto solo in casi estremamente gravi o quando, ormai, situazioni altrimenti facilmente curabili saranno degenerate, con conseguente pericolo per la salute collettiva,
nel caso, ad esempio, di focolai di malattie trasmissibili non tempestivamente curate. Non solo, il costo pubblico aumenterà perché, nel momento di approdo alla struttura pubblica, i casi saranno di
estrema gravità, necessitando di maggiori e più articolate cure. Oltre a ciò si moltiplicheranno i casi di parti e aborti clandestini, minori non assistiti e quant'altro possa venire in mente. Assisteremo
all'avvio di una fase socialmente drammatica che, oltretutto, non farà altro che peggiorare il clima xenofobo che stiamo sempre più respirando.
Tuttavia, nonostante le molte conseguenze indesiderabili che l'abrogazione del comma 5 purtroppo comporta, a noi radicali di sinistra preme mettere l'accento su due aspetti fondamentali che rendono l'emendamento leghista inaccettabile, aldilà delle sue sicure ricadute:
1) L'abrogazione del comma va, infatti, a ledere il principio universale del diritto alla salute, sancito dall'articolo 32 della Costituzione: "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti", un principio basilare per ogni società che voglia dirsi civile. Non solo, la cancellazione del comma, ledendo e
rendendo inattuabile in tutta la sua portata un principio costituzionale, è di fatto essa stessa incostituzionale.
2) Questo emendamento è lesivo anche del codice deontologico medico che impone al sanitario, tra le altre cose, di mantenere il segreto su tutto ciò che gli è confidato o di cui venga a conoscenza
nell'esercizio della professione, nonché di tutelare la salute psichica e fisica dell'Uomo prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità, condizione sociale e ideologia politica.
Per tutti questi motivi noi Radicali di Sinistra prendiamo posizione con determinazione contro l'abrogazione di tale comma e, più in generale, contro le manovre anti-immigrazione di questo governo e denunciamo con forza la strumentalizzazione della paura al fine di introdurre norme che sono palesemente coercitive e lesive dei più elementari diritti umani, senza essere risolutive.
La parola ora passa alla Camera dei Deputati, alla quale guardiamo con attenzione, auspicando che non reiteri il tradimento, perpetrato al Senato, dei diritti umani.
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